Il SISTEMA ECONOMICO

Nel Dicembre del 2002 il Governo Bolaños ha firmato un accordo con il Fondo Monetario Internazionale

per un programma di riduzione della povertà e di strategia di crescita che impegnerà il Paese fino al 2015. Tra gli obiettivi principali figura quello di ridurre la percentuale della povertà estrema al 9,3% contro l'attuale 15% e quella di contrarre il deficit fiscale dal 14% al 5% del PIL.

Nel corso del 2003 è stata introdotta la Ley de Equidad Fiscal (legge di equità fiscale) ed è stata negoziata la quota del debito interno associata alla bancarotta di alcune banche avvenuta tra la fine degli anni '90 ed i primi anni 2000. Occorre specificare che nonostante l'appoggio del FMI, la situazione di arretratezza che caratterizza i vari settori sociali, la crescita di popolazione superire rispetto alla crescita economica e l'allarmante livello del debito, tengono ancora sotto pressione il Governo nicaraguense. Diversi sono i fattori che limitano la crescita economica del Paese, primo fra tutti il deterioramento dei termini di interscambio (caffè contro petrolio), che ha causato perdite per circa un miliardo di dollari nelle entrate nicaraguensi tra il 2002 ed il 2003; le insufficienti infrastrutture quali strade, porti e aeroporti, che elevano i costi di produzione; il persistente aumento delle tariffe dei servizi pubblici come ad esempio l'elettricità ed il basso livello tecnologico in molte attività produttive. A distinguere positivamente il Nicaragua dagli altri stati centroamericani troviamo l'abbondanza di risorse e attrazioni naturali, la manodopera competitiva, la giovane popolazione (la metà ha meno di 15 anni) e le leggi che promuovono investimenti ed esportazioni. Negli ultimi anni, grazie agli investimenti privati è stato possibile un miglioramento delle infrastrutture economiche e sociali.

 

 


Il programma concordato con il FMI ha inoltre facilitato negli ultimi anni il controllo dei prezzi ed una certa stabilità monetaria. La popolazione economicamente attiva in Nicaragua è rappresentata dal 37% della popolazione totale (quasi 2 milioni di persone).

Il tipo di impiego è nella maggior parte dei casi occasionale o stagionale, pertanto mal retribuito e soprattutto precario.

Il 46% della popolazione vive in povertà e il 15% in condizioni di estrema povertà.

L'incidenza della povertà è del 68% nelle zone rurali e del 31% nelle zone urbane.

La superficie coltivabile rappresenta il 9% di quella totale, i principali prodotti agricoli sono caffè, zucchero, grano, riso, banane, frutta e carote. Le principali industrie sono quella tessile, alimentare e chimica, tra le attività principali la raffinazione del petrolio.



 
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