LA STORIA

LE ORME DI ACAHUALINCA

Le prime tracce di insediamenti umani in Nicaragua sono le orme di Acahualinca , impronte di esseri umani e animali diretti verso il Lago de Managua conservate per 10 mila anni sotto strati di ceneri vulcaniche. Verso il IX-X secolo a.C., alcune popolazioni indigene iniziano a migrare dal Messico e si dirigono nelle terre occidentali del Nicaragua, dove la loro presenza è attestata da numerose statue di pietra e petroglifi incisi in talune grotte. Molte località del paese hanno ancora gli antichi nomi nahuatl , la lingua delle popolazioni mayas emigrate verso il XV secolo. L'economia di queste popolazioni si basa prevalentemente sull'agricoltura, la caccia e la pesca.

CRISTOFORO COLOMBO E LA COLONIZZAZIONE SPAGNOLA

Il primo contatto con gli europei avviene nel 1502, quando Cristoforo Colombo, durante il suo quarto ed ultimo viaggio, costeggia la costa caraibica del Nicaragua: giunge al Cabo gracias a Dios(attuale

confine fra Nicaragua ed Honduras) e naviga lungo la costa atlantica sino alla foce del río San Juan. Nel 1522 una missione di esploratori spagnoli raggiunge le sponde meridionali del Lago de Nicaragua, popolato da numerosi gruppi indigeni. Gli spagnoli fanno derivare il nome del paese da Nicarao , uno dei capi indigeni, il quale accetta pacificamente e benevolmente l'arrivo degli europei, convertendosi al cristianesimo. Non tutti i capi indigeni, però, accettano passivamente i nuovi venuti: il cacicco Diriangén , ad esempio, tenta con tutte le sue forze di respingere gli invasori europei. Proprio nella resistenza di questo capo indio, alcuni secoli dopo la Revolución popular sandinista individua la propria radice storica. La conquista del Nicaragua, come del resto quella di tutti gli altri paesi dell'America Latina, si compie nel segno della rapina e dell'asservimento delle popolazioni indigene, dato che gli spagnoli che giungono in queste terre non si preoccupano minimamente di comprendere la cultura e l'organizzazione politico-economico-religiosa delle popolazioni che la abitano. Gli spagnoli colonializzano la regione, capitanati da Francisco Hernández de Córdoba, il quale fonda sia la città di Granada che quella di León. Entrambe vengono edificate su precedenti villaggi indigeni, le cui popolazioni sono letteralmente soggiogate dai conquistadores. Nel 1523 la costa del Pacifico del Nicaragua diventa una colonia spagnola, nonostante che alcuni gruppi di nativi tentino di opporsi alla dominazione straniera: migliaia di indios sono massacrati, mentre altrettanti sono deportati come schiavi in vari paesi latinoamericani. In ogni caso, così come avviene per il resto dell'America Centrale, il Nicaragua resta una colonia del tutto marginale, una semplice zona di passaggio fra i grandi centri del Messico e del Perú. Sin dai primi anni del periodo coloniale, l'oro alluvionale estratto con qualche successo nelle montagne di Las Segovias , non procura una ricchezza duratura, sebbene di certo aggiunga nuovi e potenti incentivi per la riduzione in schiavitù degli indios nicaraguensi, decimando popolazioni sempre più scarse. Solo nel XVIII secolo, svanita oramai la speranza di trovare grandi giacimenti auriferi, si inizia lentamente a sviluppare l'agricoltura, mentre la regione del Pacifico si trasforma in una sorta di grande allevamento che serve per rifornire di carne il resto dell'area centroamericana. Migliaia di indios vengono deportati come schiavi nelle miniere peruviane. Molti di loro preferiscono suicidarsi, piuttosto che essere catturati e condotti ai lavori forzati; in molti casi sacrificano addirittura i propri figli e si lasciano morire di fame. Fra malattie epidemiche importate dagli europei e lavori forzati, in soli cinquant'anni la popolazione del versante occidentale del Nicaragua passa, secondo le stime, da seicentomila abitanti a soli ottomila. L'attuale popolazione nicaraguense nasce, quindi, dall'incontro-scontro fra due civiltà: quella iberica e quella indigena, e dà così origine al gruppo etnico dei meticci, abbondantemente maggioritario fra la popolazione attuale del paese.

L'INDIPENDENZA

Negli anni che precedono l'Indipendenza fra il novembre del 1811 e l'aprile del 1812, in Nicaragua si verificano numerose sommosse. Questi primi sussulti indipendentisti, che avvengono, presentano un marcato carattere popolare e vedono pure una forte partecipazione della popolazione india, poiché si chiede non solamente la destituzione delle autorità spagnole, ma si avanzano anche una serie di rivendicazioni che tendono a migliorare le condizioni di vita delle popolazioni indie. Sia l'oligarchia nazionale che le autorità reali (che hanno sede in Guatemala), vedendo il pericolo insito in queste rivendicazioni, reagiscono e reprimono con durezza questi primi movimenti indipendentisti. Dopo tre secoli di colonia, l'Indipendenza dei cinque paesi dell'istmo viene finalmente proclamata il 15 settembre 1821 a Città del Guatemala, ma in realtà nasce come conseguenza di un progetto messicano che intende organizzare in un solo Stato tutte le province del Vicereame della nuova Spagna. Il piano viene però sconfitto dall'opposizione delle province stesse, restie a subordinarsi all'antico centro coloniale e dai conflitti interni d'interesse che seguono all'Indipendenza messicana. Si costituisce quindi una Repubblica federale che comprende tutti i popoli centroamericani, ma anche questa ben presto si sgretola a causa dei conflitti fra le antiche province spagnole. Nel 1823 nasce la Repubblica unita di Guatemala, Costa Rica, Honduras, El Salvador, Nicaragua. Tale unione, però, si sfalda dopo un ventennio e il Nicaragua ottiene la piena indipendenza. La prima Costituzione del Nicaragua risale al 1838, ma il fatto di modificarla e sostituirla diviene un vero e proprio sport nazionale; le date delle varie Costituzioni successive sono, infatti: 1854, 1858, 1893, 1896, 1905, 1911, 1939, 1948, 1950 e 1987 (modificata nel 1994).

GLI INTERESSI INGLESI E STATUNITENSI

Dopo l'indipendenza, in Nicaragua segue un lungo periodo di aspre lotte fra i gruppi della borghesia locale per la conquista del potere: da una parte i conservatori di Granada e dall'altra i liberali di León. In questa situazione di sostanziale guerra civile si inseriscono Gran Bretagna e Stati Uniti. Mentre la potenza europea sostiene generalmente i conservatori, dal canto suo, il nuovo colosso emergente appoggia i liberali In particolare, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti rivolgono un acceso interesse verso il paese e Río San Juan,

importante passaggio navigabile che conducendo dal Lago de Nicaragua al Mar dei Caraibi rappresenta una zona di notevole valore strategico. Nel 1848 gli inglesi conquistarono il porto situato sulla costa caraibica alla foce del Río San Juan e lo ribattezzarono Greytown . La città diventò un importante punto di transito per orde di speranzosi in cerca della strada più rapida per le miniere d'oro californiane.

 


Nel 1855 i liberali di León chiesero aiuto a William Walker, un filibustiere schiavista

del Tennessee deciso a conquistare il territorio latino-americano, il quale non tarda molto ad imporsi militarmente e politicamente, sino ad autoproclamarsi presidente del Nicaragua, a ripristinare la schiavitù e ad imporre persino l'inglese come lingua ufficiale. I suoi sforzi furono un precedente per la continua intrusione degli Stati Uniti negli affari interni del Nicaragua.

SANDINO E LA RIVOLUZIONE SANDINISTA

Gli Stati Uniti occuparono militarmente il paese dal 1912 al 1933, quando una rivoluzione nazionale, capeggiata da Augusto C. Sandino,

ristabilì l'indipendenza. Nel 1934 il generale Somoza, capo della Guardia nazionale (un corpo addestrato negli Stati Uniti), ordì l'assassinio del ribelle liberale A.C. Sandino e nel 1937 divenne presidente del Nicaragua tramite elezioni fraudolente. Nei venti anni che seguirono Somoza governò in veste di dittatore, accumulando immense ricchezze personali e impossessandosi di proprietà terriere per una superficie corrispondente a quella del Salvador. Sebbene il generale Somoza fosse stato ucciso nel 1956, i suoi figli mantennero il dominio del paese fino al 1979. Per quanto l'opposizione al regime fosse da tempo notevolmente diffusa, fu il devastante terremoto del 1972, e più specificamente il modo in cui gli aiuti internazionali si riversarono nelle tasche della dinastia dei Somoza lasciando migliaia di persone a soffrire e a morire, che fece affermare l'opposizione al regime in tutte le classi nicaraguensi. L'opposizione si suddivise in due gruppi: il FSLN ( Frente Sandinista de Liberación Nacional , noto anche come Fronte Sandinista)

e l'UDEL, guidato da Pedro Joaquín Chamorro, direttore di La Prensa, il quotidiano critico nei confronti della dittatura. Quando, nel 1978, Chamorro venne assassinato, la popolazione si sollevò violentemente dichiarando uno sciopero generale. La rivolta si diffuse e i gruppi moderati si unirono al FSLN per rovesciare il regime di Somoza. I sandinisti entrarono vittoriosamente a Managua il 19 luglio 1979. Ereditarono un paese devastato dalla povertà con innumerevoli senzatetto e analfabeti e un'insufficiente assistenza sanitaria. Il nuovo governo nazionalizzò le terre dei Somoza e vi costituì cooperative agricole. I sandinisti inaugurarono inoltre una massiccia campagna di istruzione che ridusse l'analfabetismo dal 50% al 13% e attuarono un programma di vaccinazione che debellò la poliomielite e ridusse di un terzo il tasso di mortalità infantile precedente la rivoluzione. Non passò molto tempo prima che il paese dovesse confrontarsi con i gravi problemi derivanti dal suo 'buon vicinato' con il Nord. Il governo statunitense, che aveva appoggiato la dinastia dei Somoza fino alla fine, temeva che i Nicaraguensi dessero un pericoloso esempio agli altri paesi della regione: il successo di una rivoluzione popolare non corrispondeva esattamente agli auspici del governo statunitense. Tre mesi dopo l'insediamento di Ronald Reagan

alla Casa Bianca, nel 1981, gli Stati Uniti annunciarono la sospensione degli aiuti al Nicaragua e lo stanziamento di 10 milioni di dollari per le organizzazioni controrivoluzionarie note come Contras . I sandinisti risposero impiegando gran parte delle risorse nazionali per difendersi dalla ribellione finanziata dagli Stati Uniti. Nel 1984 in Nicaragua si tennero delle elezioni in cui Daniel Ortega, il leader dei sandinisti, ottenne il 67% dei voti, ma gli Stati Uniti continuarono ad attaccare il paese: nel 1985 decretarono un embargo commerciale che durò cinque anni e strangolò l'economia nicaraguense. Già allora era diffusamente noto che gli Stati Uniti finanziavano i Contras, spesso attraverso manovre segrete della CIA, e il Congresso statunitense aveva approvato tutta una serie di decreti in cui si richiedeva l'arresto dei finanziamenti. L'appoggio statunitense ai Contras proseguì segretamente finché lo scandalo noto come Irangate non rivelò che la CIA aveva venduto illegalmente armi all'Iran a prezzi gonfiati, impiegando i profitti che ne derivavano per sostenere i Contras.

L'ALTERNANZA

Nel 1990 i Nicaraguensi sono stati chiamati alle urne e hanno eletto Violeta Chamorro, leader dell'UNO, il partito di opposizione, e vedova di Pedro Chamorro, il direttore di La Prensa che si era sacrificato per il suo paese. Sebbene l'insuccesso della Chamorro nella rivitalizzazione dell'economia nazionale e la sua crescente dipendenza dall'appoggio dei sandinisti abbiano indotto gli Stati Uniti a minacciare di ritirare gli aiuti concessi, l'importante era che la guerra civile fosse ormai terminata. Nel 1996 Daniel Ortega

si è candidato alla presidenza del Nicaragua facendo ammenda degli "eccessi" dei sandinisti e dichiarandosi centrista; ciononostante, egli è stato sconfitto dall'ex sindaco di Managua Arnoldo Alemán, candidatosi per l'Alleanza Liberale anticomunista e nominato presidente il 10 gennaio 1997. Nel novembre del 1998 l'uragano Mitch si è abbattuto sulla costa atlantica dell'America Centrale lasciandosi dietro una situazione catastrofica. L'uragano, che nel momento di maggior violenza ha raggiunto la classe 5, ha attraversato la Costa Rica, il Guatemala, El Salvador, l'Honduras, la Giamaica, il Messico, il Nicaragua e Panama causando valanghe di fango e inondazioni, trascinando con sé intere strade e distruggendo ponti in tutta la regione. In Nicaragua le intense piogge che hanno fatto seguito all'uragano hanno scatenato una valanga di fango che ha seppellito diversi villaggi sulle pendici del Volcán Casita. L'uragano, uno dei più violenti e devastanti del secolo, ha mietuto oltre 10 mila vittime. La tragedia ha spinto diverse nazioni a cancellare il debito del Nicaragua alla fine del 1999, e ora il paese sta lentamente cercando di risollevarsi. Le elezioni dei sindaci del 2000 hanno visto i sandinisti acquisire il controllo di 11 delle 17 capitali dipartimentali, e il membro dell'FSLN, Herty Lewites, ha vinto facilmente a Managua. L'attuale presidente Enrique Bolaños Geyer,

insediatosi il 10 gennaio 2002, ha presentato il suo programma di governo: lotta alla povertà e alla disoccupazione, miglioramento della sanità e dell'istruzione, incentivi per gli investimenti esteri nel paese. Ortega, il rivale sconfitto, è stato comunque riconfermato leader del partito sandinista. La situazione politica del paese, nel 2005, ha visto un acuirsi della tensione. L'opposizione ha attuato una serie di riforme istituzionali, privando gradualmente il presidente Bolaños dei suoi poteri ed innescando una crisi politica. La situazione molto difficile maturata negli ultimi mesi potrebbe compromettere importanti decisioni, come la ratifica del CAFTA   (Central American Free Trade Agreement) e la distruzione dei missili SAM 7.

 
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